FIABE ISLANDESI – LEGGENDO & SCRIVENDO

“Le fiabe sono frutto di fantasia e si raccontano da sempre per puro e semplice intrattenimento: svincolate da limiti temporali e spaziali, si svolgono in un mondo immaginario e lontano, in un luogo indefinito in cui “c’era una volta” e si concludono per lo più con un lieto fine.” Così Silvia Cosimini, curatrice della traduzione del neo edito Fiabe Islandesi di Iperborea presenta nella sua postfazione il genere narrativo che più di altri ha contribuito alla creazione dell’identità dell’Islanda come nazione.

Ammetto la mia totale ignoranza in merito alla storia della nazione islandese, colmata in parte grazie alla postfazione che conclude Fiabe Islandesi, ma sin dai tempi dell’università e degli studi di Filologia Germanica le storie dei popoli del nord hanno sempre esercitato un grande fascino. Come resistere quindi alla tentazione della raccolta Fiabe Islandesi appena pubblicata da Iperborea all’interno di una collana dedicata alle fiabe nordiche (già pubblicate Fiabe Danesi e Fiabe Lapponi!).

L’idea che grazie alle storie narrate perlopiù oralmente lungo il passare dei secoli dalle popolazioni delle diverse parti dell’isola remota si sia costituita nei primi del Novecento l’identità popolare e cultura dell’Islanda come nazione autonoma è davvero affascinante.

Leggere la versione islandese di Biancaneve (Vilfridur più bella di Vala) è un’esperienza davvero meravigliosa; così come scoprire che non sempre sono i principi a salvare le principesse ma che nelle Fiabe Islandesi spesso avviene il contrario (Fiaba di Hlini figlio del re, Le figlie del Contadino) o che già nell’antichità si affrontassero tematiche sociali come il tema del “transgender” (Fiaba del re Oddur). Le fiabe costituiscono un substrato culturale e sociale fondamentale per lo sviluppo delle società che le raccontano e le tramandano e proprio per la loro natura orale sono soggette a cambiamenti, modifiche e varianti nazionali e regionali che le rendono delle vere testimonianze storiche del passato di una regione specifica (come ricorda la Cosimini nell’interessantissima postfazione, è bello leggere che al nostro “cammina, cammina” si sostituiscono viaggi in nave o la sostituzione della più continentale foresta con steppe e grotte).

Non aspettatevi però una lettura da bambini: le fiabe, quelle tradizionali e non edulcorate (per intendersi la versione Non-Disney) sanno essere crude, cruente e terribili, fatte di morti, rapide e crudeli punizioni per i cattivi e morali al limite del cinismo. Ma è proprio questa valenza di grande realtà e attualità a farne un’interessante testimonianza del passata del popolo che le trasmette.

Una lettura perfetta per l’inverno in arrivo: tra ghiacci, grotte, inverni gelati e meravigliosi paesaggi islandesi. 31 fiabe per intrattenere le fredde serate invernali.

Giudizio complessivo 8/10

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