BERLIN. I FUOCHI DI TEGEL – LEGGENDO & SCRIVENDO

“Continuerete a riempire la terra di storia e il tempo di vita” avevano detto i suoi genitori prima di morire. Lo avevano detto per consolarla. O forse per consolarsi. “E non lasciar svanire i ricordi. Mai. Anche quando saranno solo un filo di ragnatela. Ci siamo capiti?” “Si” aveva risposto lei. “Promettilo” “Ve lo prometto”.

“Mio padre diceva che c’è gente che alla morte ci arriva viva, mentre altri, quando tocca a loro, è come se fossero già morti da un sacco di tempo”

E’ bastata una rapida occhiata alla sinossi del primo capitolo della serie “Berlin” dal titolo “I Fuochi di Tegel” per chiedere alla redazione di Inkbooks di poter essere io ad occuparmi della recensione.

L’antefatto è di quelli che colpisce sempre la mia attenzione: un virus letale ha colpito la popolazione adulta di Berlino lasciando la città in mano ai ragazzi, destinati però ad ammalarsi una volta raggiunta l’età adulta e, di conseguenza, estremamente consapevoli della morte che giorno dopo giorno si fa più vicina. Ad aumentare il fascino del romanzo di Fabio Geda e Marco Magnone c’è poi l’ambientazione: ci troviamo in una Berlino alternativa a quella della nostra realtà, siamo nel 1978 e la diffusione del virus ha impedito lo sviluppo politico che ha portato al crollo del muro e all’unificazione della Germania (e della città), Berlino è quindi un’isola abbandonata e chiusa all’interno dei suoi confini.

La città è suddivisa in 5 gruppi composti da ragazzi di età eterogenea che seguono diversi stili di vita. La piccola repubblica di Berlino si divide a seconda del quartiere occupato dai ragazzi in Gropiusstadt, Havel, Reichstag, Zoo e Tegel.

La vicenda prende l’avvio con il rapimento, da parte dei ragazzi di Tegel, del piccolo Theo del gruppo dell’Havel. Le ragazze di Havel partiranno alla ricerca del bimbo e nel loro viaggio saranno affiancate dai ragazzi di Gropiusstadt che le aiuteranno a superare ostacoli e difficoltà fino a raggiungere Tegel e i suoi fuochi.

Un romanzo intrigante, avvincente e a tratti commovente con uno stile rapido ed immediato che cattura il lettore e lo incolla alle pagine.

Risultato? Non vedo l’ora di poter leggere il prossimo capitolo di questa intrigante serie per poter scoprire qualcosa di più circa questo letale virus che ha colpito la città e, soprattutto, per sapere come andranno a finire le storie dei ragazzi di Berlino.

“Il portatore dell’anello è Frodo, un mezzuomo, non un cavaliere o un elfo saggio. E’ il più debole di tutti. E’ impacciato. Ma è coraggioso e leale e sa da che parte sta il bene, anche se non sa combattere. Ed è quella la sua forza.” “Quello che Jakob sta dicendo, Britta” s’intromise Sven, “è che a volte a vincere le sfide che altri non avrebbero neppure il coraggio di tentare sono le persone più improbabili”.

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